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ANGOLO INFORMATIVO
COME SIAMO DIVENTATI COSI' GRASSI?
a cura del Dott. Daniele Di Pauli |
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Questo è il provocatorio titolo di un interessante articolo pubblicato quest’estate sulla nota rivista “Time”. La provocazione spesso è l’unica arma per smuovere le coscienze su alcuni problemi e quello dell’obesità è un fenomeno che negli U.S.A. e nel resto del mondo sta raggiungendo proporzioni enormi.
I due terzi degli adulti in U.S.A. è sovrappeso e circa metà di questi è in una condizione di obesità.
Tra i ragazzi americani tra i 6 e i 19 anni il 15% (1 su 6) è sovrappeso e un altro 15% è a rischio. In Europa una percentuale tra il 10 e 20% di uomini e 19 e 25% di donne è in una condizione di obesità. Due decenni fa in America l’incidenza degli adulti in sovrappeso era il 50% in meno, mentre negli adolescenti era solo un terzo di quella riscontrata ai giorni nostri. In Europa il 18% degli adolescenti è sovrappeso od obeso.
L’obesità non è solo un problema estetico perché il peso in eccesso accresce i rischi di sviluppare malattie come il diabete, pressione alta, alcuni tipi di cancro, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie. In Europa l’8% dell’assistenza sanitaria per l’obesità costa 42 miliardi di dollari, mentre in U.S.A. se ne spendono 117 l’anno. Inoltre, vengono spesi dai consumatori miliardi di dollari ogni anno anche per prodotti dietetici, liposuzioni, interventi chirurgici, mentre le industrie alimentari cercano di produrre cibi magici o prodotti che eliminano il grasso.
Come si è arrivati a queste cifre?
Sicuramente a causa di abitudini alimentari ipercaloriche e scarsa attività fisica. Bisognerebbe cambiare queste abitudini, ma non è facile. È naturale cercare qualcuno da incolpare come i fast-food, le industrie che producono migliaia di nuovi cibi ogni anno o la scarsa forza di volontà di certe persone. Le ultime ricerche hanno trovato che altri fattori, come alcuni geni o l’ambiente in cui viviamo, sono implicati nel sovrappeso e obesità.
La razza umana si è evoluta adattandosi per milioni di anni ad un mondo che offriva scarse provviste e spingeva i nostri antenati a mangiare tutte le cose commestibili che trovavano. Ora viviamo in una società che ha ridotto di molto la nostra attività fisica portandoci ad una vita sì più comoda ma anche più sedentaria. Inoltre siamo sommersi da molti cibi spesso poco nutrienti e ad alto contenuto calorico accompagnati da messaggi pubblicitari che ci invitano a mangiarli. Queste cose sono all’ordine del giorno nei paesi industrializzati, dove la crisi “obesità” è più acuta. Si è notato come nelle società più povere il fenomeno dell’obesità è più basso e come viceversa aumenta nelle società che da povere hanno una crescita economica.
L’articolo del “Time” pone un’interessante retrospettiva su come si sono evolute le abitudini alimentari, partendo da milioni di anni fa dove i nostri antenati mangiavano tutto quello che trovavano (radici o frutta), fino alla scoperta della carne (2,5 milioni di anni fa) che permise all’uomo di avere dei nuovi nutrienti che permisero una crescita del cervello e della statura. 150 – 100 mila anni fa poi ci fu l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento che se da un lato portò ad una costante presenza di cibo e al rafforzamento della vita comune, dall’altro portò allo sviluppo di virus e alla mancanza, nei prodotti coltivati e negli animali allevati, di importanti sostanze nutritive. Aumentò la media della vita, ma diminuì la media dell’altezza e aumentarono le malattie. Inoltre la carne degli animali da allevamento aveva molto più grasso di quella degli animali selvaggi. L’obesità però, non era ancora un problema a causa dello stile di vita molto attivo. È nell’ultimo secolo che con la comparsa delle macchine, lo stile di vita attivo si è ridotto moltissimo favorendo, con una crescita vertiginosa di nuovi cibi ogni anno, l’insorgere dell’obesità. Oltre ad una scarsa attività fisica i fattori di rischio dell’obesità includono le cattive abitudini alimentari, la predisposizione genetica e vari fattori ambientali. L’importanza di questi ultimi fattori è dimostrato da alcuni studi che hanno osservato che le persone emigrate da paesi a bassissima percentuale di obesità in paesi ad alta percentuale di obesità, tendano ad aumentare di peso.
Strategie di prevenzione del sovrappeso e dell’obesità
Negli U.S.A. gli esperti propongono di intervenire nelle scuole cercando prima di tutto di eliminare le bevande gassate ed il cibo spazzatura. Consumare abitualmente bibite gassate, ad esempio, aumenta nei ragazzi il rischio di obesità del 60%, inoltre essi prendono dalle bibite abitualmente il 10-15% delle calorie giornaliere. Dopo di questo le mense dovrebbero servire cibi nutrienti e ricchi di principi nutritivi. Bisognerebbe insegnare ai ragazzi cosa mangiare, come fare una sana attività fisica (nelle scuole dovrebbe essere aumentata e resa più efficace quella attuale) ed altre strategie come ad esempio guardare meno televisione.
La prevenzione è molto importante, ma non deve essere applicata solo agli adolescenti, ma anche agli adulti e ai genitori. Oltre a questo vi è la necessità di rendere l’architettura urbanistica a favore di uno stile di vita attivo con ad esempio più parchi o percorsi pedonali e ciclabili.
Un'idea ventilata nell’articolo è quella che il governo proponga campagne contro i rischi dell’obesità come è stato per la lotta al fumo. Alla fine degli anni 80 le pubblicità del tabacco sono state proibite nei giornali e televisioni, e così dovrebbe essere anche per le migliaia di prodotti alimentari che escono ogni anno e che rappresentano un rischio per la salute. In media i bambini vedono 10.000 pubblicità di cibi l’anno, la maggior parte dei quali sono di scarso valore nutritivo. Le pubblicità di questi prodotti sono come calamite per i nostri figli e spesso anche le confezioni sono fatte in modo di attirare la loro attenzione. Un’indagine ha mostrato come, nei supermercati, questi prodotti sono posti negli scaffali ad altezza di bimbo di modo che loro possano prenderli.
Un’altra idea, molto provocatoria, è quella di tassare il cibo spazzatura così come è stato fatto per le sigarette. Una tassa di questo tipo non sarebbe di certo gradita, ma potrebbe finanziare la campagna contro i rischi dell’obesità (si potrebbero raccogliere 1,5 miliardi di dollari con un solo penny di tassa a bibita).
L’articolo si conclude dicendo che, come lo è stato alla fine degli anni 60 per il fumo, oggi si è trovato che l’obesità è un grosso rischio per la salute e quindi bisogna gettare le fondamenta per prevenire che aumenti e che tutti possano essere a conoscenza dei rischi associati ad essa.
U.S.A.
• 2/3 degli adulti è sovrappeso (metà di questi sono obesi)
• il 15% dei bambini tra 6/19 anni è sovrappeso ed un altro 15% è a rischio
EUROPA
• Il 10/20 % degli uomini ed il 10/25% delle donne è obeso
INGHILTERRA
• 2/3 degli inglesi è sovrappeso
FRANCIA
• 32% della popolazione è sovrappeso. (11% è obesa)
• 18% dei bambini (tra i 6 e i 9 anni) è sovrappeso (3,8% è obeso)
GERMANIA
• 2/3 della popolazione maschile e 1/2 della popolazione femminile è sovrappeso od obeso
• L’8% dei bambini e adolescenti è sovrappeso od obeso
ITALIA
• 45% della popolazione è sovrappeso
• 36% dei bambini è sovrappeso
REPUBBLICA CECA
• 22% degli uomini e 23% delle donne è clinicamente obeso
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